Roberto Saviano ieri sera a “Vieni via con me” ha descritto con una efficacia e una forza unica la “questione rifiuti” in Campania. Le discariche sono “satolle” perché nei decenni sono state riempite con i rifiuti industriali delle imprese del nord. La camorra ha sepolto scorie tossiche e nocive (sempre delle imprese del nord) nelle campagne, nell’asfalto delle strade, nei pilastri delle case popolari e delle scuole. La Campania è dunque un’unica, grande e immensa discarica, la gente cammina letteralmente in mezzo ai rifiuti. Spesso anche inconsapevolmente.
Ma le colpe sono sempre (e solo) degli altri? Voglio sottolineare una delle cose che Saviano ha detto: la gente scoppia di rabbia. Rabbia contro lo Stato, le istituzioni, i politici (a ragion veduta), in piena sindrome NIMBY. Ma una volta che i poliziotti andranno via, la gente tornerà nelle proprie case con la certezza che altre discariche non verranno aperte. Cosa accadrà, mi chiedo? Avranno una consapevolezza maggiore riguardo il ruolo che loro stessi, come individui, cittadini hanno? Si convinceranno che non ci si può nascondere dietro la comoda convinzione che a Napoli la raccolta differenziata è impossibile farla? Saranno più consapevoli che i rifiuti vanno anche ridotti alla fonte, con una minore produzione nelle loro case, con stili di vita meno consumistici, più attenzione agli imballaggi? Se tutti bevessimo l’ottima acqua dei nostri rubinetti, anzichè la “minerale”, produrremmo 350 mila tonnellate di plastica in meno.
Cominceranno finalmente a capire che le cose si cambiano dal basso, facendo le barricate non solo contro la riapertura delle discariche ma ogni giorno, contro l’indifferenza e l’individualismo, con i nostri figli, nelle nostre scuole… o continueranno a dire “è cosa ‘e niente”?